CREA: LA RICERCA MIGLIORA LA QUALITA’ DELLA FRUTTA E DEGLI AGRUMI

Il CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) sta sviluppando attività di ricerca per valorizzare la biodiversità genetica e migliorare la qualità nutrizionale e salutistica della frutta e degli agrumi. Di questo si è parlato all’incontro di oggi “La ricerca dà i suoi frutti: biodiversità, innovazione varietale e qualità di frutta e agrumi”, quinto dei dodici eventi aperti al pubblico, organizzati dal CREA ad Expo (Lounge Mipaaf, Cardo Sud), per approfondire e celebrare la carta di Milano.

L’incontro ha fornito l’occasione per affrontare il tema della tutela della biodiversità e della crescente domanda di cibo di qualità, le maggiori sfide cui l’agricoltura deve far fronte. Alla qualità e salubrità della frutta e agli aspetti nutrizionali deve comunque corrispondere una produzione sostenibile, con un ridotto uso di mezzi chimici e manodopera, e una maggiore conservabilità dei frutti per evitare sprechi. Anche per questo, particolare attenzione va dedicata alla conservazione della diversità genetica delle specie coltivate che rappresenta una risorsa importante per far fronte ai bisogni presenti e futuri dell’agricoltura. In quest’ottica, il miglioramento genetico in frutticoltura, oggi, è sempre più orientato verso il consumatore (frutti buoni, salutari e facili da consumare). Partendo dalla biodiversità naturale delle singole specie sono state ottenute diverse tipologie di frutto, in particolare per il pesco, grazie al sequenziamento del genoma. Queste innovazioni hanno condotto a diversificare i prodotti e il modo di consumare.

Il CREA ha, in quest’ambito di ricerca, realizzato una nuova tecnologia innovativa (mild technology) per la trasformazione delle arance in succhi senza alterarne le caratteristiche. Nello specifico questa tecnica, sfruttando la pastorizzazione del succo d’arancia a basse temperature (36°C) e a moderate pressioni (300 bar), riduce la quantità di microbi e i danni termici e ossidativi, consentendo la conservazione delle proprietà sensoriali, nutrizionali e organolettiche della spremuta fresca fatta in casa. L’esperienza ha prodotto risultati duraturi perché alcune aziende, attivando tale sistema di pastorizzazione, hanno immesso sul mercato spremute fresche 100 % di arance rosse con una durata commerciale di 20 giorni.

Altri studi hanno, inoltre, condotto alla creazione di nuove varietà di arance e di nuovi ibridi di mandarini precoci e tardivi, che estendono il calendario di maturazione, i mesi cioè in cui sono maturi naturalmente. Alcuni ibridi di mandarino sono di colore rosso, i primi esempi al mondo.

Il CREA ha dimostrato, attraverso test sulla pelle, l’effetto foto-protettivo di un estratto di arance rosse. Se introdotto in una crema, infatti, questo estratto ha una forte efficacia protettiva nei confronti dei danni provocati dall’esposizione alle radiazioni UVB della pelle. Gli effetti protettivi dell’estratto di arance rosse sembrano essere maggiori rispetto a quelli di un altro antiossidante naturale (il tocoferolo) comunemente utilizzato in cosmetica. Al momento questo estratto è stato commercializzato dall’azienda che ha partecipato alla ricerca. È stato inoltre verificato, attraverso studi su soggetti con diminuite capacità antiossidanti, il ruolo svolto dall’estratto di arance rosse nella protezione dell’organismo dall’attacco dei radicali liberi generati dal fumo delle sigarette. La ricerca, effettuata su un gruppo di fumatori in buona salute, ha dimostrato che, integrando la dieta con l’estratto aumentano i livelli degli antiossidanti naturali nell’organismo, riducendone conseguentemente lo stress ossidativo.

L’incontro di oggi – ha spiegato Salvatore Parlato, Commissario Straordinario del CREA – intende contribuire al dibattito sul tema dell’agricoltura sostenibile e della tutela della biodiversità nell’ottica di promuovere un cambiamento profondo nei nostri sistemi agricoli e alimentari, ancora poco attenti alle questioni legate all’ambiente. Elementi questi necessari a non ridurre la disponibilità dei vari alimenti, perché il rischio verso cui andiamo incontro, è quello di non essere in grado di soddisfare i futuri bisogni alimentari e di essere costretti, per farlo, a sfruttare aree più fragili e svantaggiate. Queste riflessioni possono offrire, inoltre, ai consumatori la possibilità di operare scelte più consapevoli e orientate verso la qualità e la salubrità dei prodotti, tenendo quindi in considerazione gli aspetti nutrizionali legati ad una sana alimentazione”.

 

impianto pilota per la pastorizzazione a freddo presso Centro ACM

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