Verona, 11 apr. (askanews) - "Nei prossimi 30 anni, la temperatura media annuale potrebbe alzarsi di 1,5-2,5°C, un aumento che risulta sempre più critico per i terroir storici e per le varietà autoctone, meno 'plastiche' nell'adattamento rispetto ai vitigni internazionali a causa della loro elevata specificità ambientale. I terroir rischiano invece di perdere le loro peculiarità climatiche e di conseguenza gli effetti specifici dell'interazione clima-mesoclima/vitigno". Lo ha detto Diego Tomasi, direttore del Crea di Conegliano Veneto, intervenuto oggi a Vinitaly al convegno sui cambiamenti climatici organizzato da L'Informatore Agrario in collaborazione con il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura) per analizzare gli effetti del riscaldamento globale in viticoltura.

	Per il professore dell'Università di Milano, Attilio Scienza: "Oggi nella Heathcote australiana al posto dei vitigni provenienti dalle regioni continentali europee si stanno introducendo varietà dell'Italia Centro-meridionale, quali il Montepulciano, il Nero d'Avola, il Sagrantino, l'Aglianico. Così come in Champagne durante la ‘piccola glaciazione' (dal XIV al XVIII secolo) al posto del Pinot nero e di altre varietà originarie sono stati introdotti lo Chardonnay e il Gouais. Siamo di fronte a una rivoluzione culturale della viticoltura europea che interroga la ricerca ma anche, e soprattutto, i produttori. Non possiamo – ha concluso Scienza – basare il futuro sulla nostalgia, dobbiamo, insieme, scommettere sull'innovazione, a partire dal miglioramento genetico e dall'applicazione della space economy". Indagare, comprendere e innovare, quindi, per combattere la dittatura del clima trasformando le sfide poste dai cambiamenti climatici in opportunità.

   Per Andrea Olivero, viceministro del Ministero delle Politiche agricole: "Il cambiamento climatico è una tematica che va affrontata oggi e su cui non possiamo più permetterci di perdere tempo. Abbiamo bisogno di confrontarci e di analisi puntuali, precise, basate sulla realtà, e abbiamo bisogno soprattutto che questo diventi patrimonio collettivo dei decisori, politici e imprenditoriali. Dobbiamo migliorare la collaborazione tra i diversi mondi e dobbiamo fare in modo che, a partire dai Psr, ci siano concreti processi di accompagnamento per le nostre imprese – ha concluso Olivero –. In questa direzione sta lavorando il ministero, attraverso il Crea in primis, ma anche con gli altri strumenti per la rete rurale".

Il CREA al Vinitaly: Trasformare dittatura del clima in opportunità

Diego Tomasi, direttore del centro CREA Viticoltura, intervenuto in occasione del Vinitaly al convegno sui cambiamenti climatici, organizzato proprio dal CREA con “L’Informatore Agrario”, parla della necessità di adattamento dei vitigni terroir all’innalzamento delle temperature, previsto in 1,5-2 C° nei prossimi 30 anni.

LEGGI LA RASSEGNA: Tomasi_Vinitaly_Terroir

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