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Progetto Lav.Reg.La: bilancio del primo anno di attività

Il Progetto Lav.Reg.La - Prevenzione del lavoro irregolare nella filiera ortofrutticola laziale: strumenti a sostegno di interventi finalizzati ha festeggiato il primo anno di attività. Tutto è partito esattamente l’8 settembre 2021, quando il Progetto presentato dal Dipartimento di Economia Ingegneria Società e Impresa (DEIM) dell’Università degli Studi della Tuscia e dal Centro di ricerca Politiche e Bio-economia del CREA è stato annoverato tra i progetti idonei a beneficiare dei contributi previsti dall’avviso pubblico “PROGETTI DI GRUPPI DI RICERCA 2020”, gestito da Lazio Innova S.p.A..

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Progetto Lav.Reg.La: bilancio del primo anno di attività

Nel corso del primo anno di attività si è fatta tanta strada, trovando diverse soluzioni utili per attuare, nell’arco di ventiquattro mesi (Settembre 2021/Settembre 2023), il programma previsto: fornire uno strumento di analisi a sostegno di interventi finalizzati al contrasto e alla prevenzione del lavoro irregolare nella filiera agroalimentare laziale. Secondo il Rapporto agromafie e caporalato dell'Osservatorio “Placido Rizzotto” della Flai Cgil, in Italia il business del lavoro irregolare e del caporalato in agricoltura è pari a 4,8 miliardi di euro; circa il 50% dei beni sequestrati o confiscati alle mafie sono terreni agricoli (30.526 su 68.194) e, in circa 80 distretti agricoli, equamente distribuiti tra Nord e Sud del Paese, si registrano condizioni di grave sfruttamento lavorativo, seppure con diversi livelli di intensità.

Nell’ambito del Progetto Lav.Reg.La, attraverso l’analisi dei costi di un campione di circa 100 aziende ortofrutticole laziali, si intende identificare le caratteristiche strutturali, economiche ed organizzative che rendono le imprese potenzialmente più esposte al ricorso a manodopera irregolare. L’occupazione agricola nel Lazio, come nel resto d’Italia, si caratterizza per la prevalenza di rapporti di lavoro instabili e irregolari in cui sono ampiamente coinvolti i lavoratori stranieri. Questi costituiscono una facile “preda” dei cosiddetti caporali e un potenziale bacino d’offerta di lavoro sottopagato e dequalificato a causa dell’elevata vulnerabilità che li caratterizza. Ciò è dovuto alla scarsa conoscenza degli strumenti di tutela e dei meccanismi e servizi del mercato del lavoro, alla distanza dai luoghi di lavoro, ed altro ancora.

Dall’indagine finora condotta è emerso che le tipologie aziendali più esposte sono state individuate in funzione delle loro caratteristiche strutturali ed organizzative, nonché dei risultati economici ottenuti. Al riguardo sono stati considerati i seguenti aspetti: i) Dimensione del processo produttivo, direttamente correlata al fabbisogno dei fattori richiesti, in primis il lavoro; ii) Struttura fondiaria e livello di frammentazione aziendale; iii) Composizione della manodopera aziendale, determinata in quantità e qualità (familiare, salariata, fissa e avventizia); iv) Calendario del fabbisogno lavorativo: v) Dotazione di macchine agricole, in particolare per l’esecuzione di specifiche fasi colturali, quali la piantumazione e la raccolta del prodotto; vi) Collegamento con il mercato e adesione a forme associative di produttori; vii) Redditività dei processi produttivi selezionati per differenti tipologie aziendali; viii) Individuazione, caratterizzazione e classificazioni delle tipologie aziendali prevalenti. Tale metodologia ha consentito anche di stimare un gradiente di vulnerabilità delle tipologie aziendali attraverso l’utilizzo di indicatori del livello di redditività e del peso del costo del lavoro non familiare. Ai diversi livelli di vulnerabilità sono state associate le principali caratteristiche strutturali, economiche ed organizzative delle aziende.

In particolare il Centro di Politiche e Bio-economia ha contribuito alla definizione della metodologia di calcolo di indicatori di performance ambientale e sviluppo sostenibile; inoltre ha collaborato a valorizzare il patrimonio informativo della Indagine RICA ai fini di analisi della eco-sostenibilità dell’azienda agricola, implementando il panel di informazioni rilevabili.

Il CREA-Politiche e Bioeconomia, inoltre, è impegnato nelle seguenti attività:

  • Predisposizione di una review sistematica della letteratura relativa all’evoluzione e alle dinamiche dell’approvvigionamento della manodopera in agricoltura. Questo è finalizzato anche alla creazione di una Banca dati sui costi di produzione di un campione di aziende agricole laziali ad orientamento produttivo ortofrutticolo, selezionando i processi ritenuti “sensibili” rispetto agli obiettivi del Progetto. In particolare, si cercherà di identificare le variabili che possono essere utilizzate come indicatori sintetici della redditività, della struttura dei costi e delle determinanti che incidono sulla redditività e il ricorso al lavoro irregolare.

  • Mediante la somministrazione di un questionario, saranno individuare le variabili da cui dipende la vulnerabilità delle aziende agricole, che sarà identificata nei risultati reddituali da esse conseguiti e nel costo sostenuto per l’utilizzo del fattore lavoro.

 

Per informazioni contattare:  

antonella.tantari@crea.gov.it