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Rai TGR Piemonte: Analizzare il miele per conoscere la salute delle api. E anche la nostra
Il Crea (Consiglio per le ricerche in agricoltura) ha trovato in quasi tutto il miele preso in esame RNA virale (non dannoso per l'uomo). Una ricerca che può aiutarci a preservare questi insetti così importanti per la biodiversità

Laboriose, necessarie e in pericolo. Dalla salute delle api dipende quella dell'intero ecosistema. Vanno, dunque tutelate: anche in fase di ricerca. Da questa consapevolezza parte uno studio del Crea, Consiglio di ricerca per l'agricoltura, che per conoscere la salute delle api ne ha studiato il miele. “Abbiamo voluto testare il miele come matrice della salute della colonia", spiega il coordinatore del progetto Giovanni Cilìa. "Abbiamo preso campioni di miele provenienti da tutta Italia e abbiamo cercato gli otto patogeni più riscontrati in Italia e Europa che influiscono su salute delle api, abbiamo sia virus, sia microsporidi o triponosomatidi, cioè dei parassiti intracellulari”.
Virus nel 97,5% dei campioni
Sviluppato nell'ambito dei progetti europei di ricerca Genapis.it e Medibees, lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Plos one: 679 i campioni di miele analizzati; 8 patogeni tra i più comuni, ma non dannosi per l'uomo, sono stati individuati nel 97,5% dei casi. Ma se il miele è da tempo riconosciuto come bioindicatore utile alla valutazione e alla ricerca di infestazioni ed infezioni nelle colonie, per la prima volta il Crea ha utilizzato le tecniche molecolari per individuare anche la presenza RNA virale dei virus delle api. Si tratta di informazioni fondamentali per conoscere le condizioni di un ecosistema più ampio della sola colonia. Insieme ad altri insetti impollinatori le api sono, infatti, responsabili del 90% delle specie selvatiche da fiore.
Preservare le api per salvare l'ecosistema
In Italia, secondo la Banca dati apistica nazionale, nel 2024 hanno operato poco più di 77mila apicoltori - per il 74% amatoriali - su oltre 1 milione e mezzo di alveari. “La salute delle api, non solo quelle allevate, ma soprattutto di quelle selvatiche che sono la maggior parte a livello di biodiversità - discorso che vale per tutti gli impollinatori - è essenziale perché connessa alla nostra salute e alla salute dell'ambiente - conclude Cilìa -. Si parla sempre di più ad approccio OneHealth, dove la salute degli impollinatori è legata a salute dell'ambiente che si riflette sulla nostra salute”. La seconda fase dello studio dovrà confrontare i dati ottenuti dal miele con quelli estratti da un'indagine tradizionale. L'obiettivo è poter validare l'approccio sostenibile e trasformarlo, così, in metodo generale.
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