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Rocchi: la ricerca del Crea non si ferma e si rinnova

Agricolae Editoriale 2024

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Rocchi: la ricerca del Crea non si ferma e si rinnova

“L’innovazione che sostiene la tradizione”. Una frase che potrebbe riassumere bene lo spirito con cui facciamo ricerca a supporto del nostro agroalimentare che, secondo i dati dell’ultimo Annuario CREA appena presentato (report annuale di riferimento per tutto il settore da 77 anni), vale circa 676 miliardi di euro (dato riferito al 2023), cioè circa il 15% del fatturato globale dell’economia nazionale. Un comparto strategico, dunque, e vitale, alle prese con un contesto difficile, segnato da un lato dagli effetti della crisi climatica (più marcati nel Mediterraneo e quindi nel nostro Paese), dall’altro, invece, da una ormai cronica instabilità geopolitica globale, con due importanti conflitti in corso.

In questo quadro, i concetti di agricoltura e sovranità alimentare possono assumere molti significati, tutti rilevanti: assicurare a tutti i cittadini cibo sufficiente, sano e di qualità; presidiare e curare il territorio rurale, a beneficio anche di chi vive in città; tutelare il reddito degli agricoltori; preservare il nostro straordinario patrimonio enogastronomico e il nostro modello alimentare (ricordiamo la candidatura della cucina italiana all’UNESCO e il riconoscimento già ottenuto per la dieta mediterranea di cui il nostro Paese è culla), aiutare i nostri prodotti ad essere sempre più competitivi sui mercati – interni ed internazionali -; perseguire, insomma, la sostenibilità nelle sue tre accezioni – ambientale, economica e sociale -, puntando con coraggio ad un sistema agroalimentare radicalmente diverso, che sia soprattutto resiliente ed equo, in grado di assorbire gli ormai inevitabili “choc” e di eliminare le diseguaglianze.

Per ognuno di questi punti, la Ricerca e l’Innovazione, possono fare la differenza: acquisire nuove conoscenze, fornire strumenti e tecnologie, ottimizzare processi e prodotti, elaborare soluzioni originali ed efficaci. E, per ciascuno di essi, il CREA, l’Ente italiano di ricerca sull’agroalimentare e le foreste, vigilato dal MASAF, è al lavoro, con i suoi 12 Centri di ricerca, multi ed interdisciplinari, con gli oltre 1500 ricercatori e tecnici, con la dotazione di aziende sperimentali in cui mette a terra, in ogni senso, il dato scientifico.

Grazie ai due progetti finanziati dal MASAF che abbiamo coordinato, AGRIDIGIT e BIOTECH, abbiamo messo insieme competenze ed esperienze su due asset fondamentali di oggi e di domani come l’agricoltura di precisione e il miglioramento genetico. Tuttavia, per essere realmente risolutiva, l’innovazione deve uscire dai laboratori e diventare pratica quotidiana e condivisa di chi la utilizza.
Dall’inizio del mio mandato al CREA , la scorsa primavera, ho ribadito l’importanza del trasferimento tecnologico, che non è solo formazione e disseminazione, ma è anche dialogo e ascolto del mondo imprenditoriale e dei territori per capire, insieme a loro, quale ricerca serva davvero a chi ne deve poi usufruire.

Credo poi, da ricercatore e da presidente, che le Istituzioni in tal senso debbano fare gioco di squadra: per questo il nostro Ente si aprirà sempre di più alla interazione e al dialogo non solo con il mondo della Ricerca, ma con il Sistema Paese nel suo complesso.
Il 2024 è stato un anno di passaggio, chiusosi nel migliore dei modi, con l’insediamento del nuovo direttore generale Maria Chiara Zaganelli e gli importanti stanziamenti in Finanziaria, che testimoniano la fiducia del nostro ministro vigilante Francesco Lollobrigida nel contributo che il CREA può dare all’agricoltura italiana.

Nel 2025 saremo pronti. Pronti per revisionare la struttura del CREA – rendendola ancora più incisiva, attrezzata e organizzata nelle sue molteplici attività – e per valorizzare il nostro straordinario patrimonio (sedi, laboratori, aziende sperimentali, collezioni di biodiversità e, non ultimo, il capitale umano). Pronti, anche per un nuovo progetto sulle TEA che, come è stato per BIOTECH, abbia l’ambizione di cambiare il paradigma delle conoscenze e di precorrere i tempi, utilizzando in parallelo le nuove tecnologie per accompagnare l’innovazione, facendola percepire come ricchezza di tutti.

Il 2025, infine, sarà l’anno in cui celebreremo un’altra tappa della storia ultracentenaria del nostro Ente, che coincide in larga parte con la storia dell’agricoltura italiana: la nostra sede di Sanremo, fulcro della ricerca sui fiori – altra eccellenza made in Italy, troppo poco conosciuta – compie 100 anni, ma guarda già ai prossimi 100 con le nuove linee di ricerca, a partire dai fiori eduli.

Professor Andrea Rocchi

Presidente Crea

Per informazioni contattare:  

stampa@crea.gov.it