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Tra cultura e business, così riparte la filiera della seta italiana dal CREA di Padova
Non solo tessile Vantaggi per l’industria. Appena dieci anni dopo la nascita del Regno d’Italia, il governo agiva con convinzione per sostenere una delle più importanti filiere del Paese, quella della seta: nasceva così, nel 1871,la prima Stazione Bacologica Sperimentale di Padova (oggi parte del Crea, organismo di ricerca del ministero dell’Agricoltura), per aiutare gli allevatori di bachi ammalati di pebrina e convincerli a non delocalizzare la produzione all’estero.

Il Crea di Padova è l’ultima stazione di bachicoltura attiva in Europa, che ci rende depositari di tutto il know how sulla seta del continente. Ma è un vantaggio che sfruttiamo pochissimo. Lo stesso Crea ha rischiato di chiudere e per evitarlo come Ratti (l’azienda tessile comasca di cui Tamborini è ad, ndr) siamo intervenuti finanziandone progetti per due anni». I battaglieri funzionari e ricercatori della stazione di Padova, ben consapevoli delle opportunità per la filiera agricola e industriale italiana, hanno da parte loro lanciato e sostenuto diversi corsi di formazione, convegni e progetti, come la rete Bachicoltura Setica, che coinvolge sette produttori in Veneto, dove una recente legge regionale ha finanziato per tre anni gli agricoltori che vogliono cimentarsi con gelsi e bachi.