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L’agricoltura nell’Arco Ionico ai tempi del COVID-19: prospettive per le braccianti straniere comunitarie

Nell'ambito delle attività preeviste dalla Rete Rurale Nazionale, il CREA Politiche e Bioeconomia ha pubblicato uno studio su "L’agricoltura nell’Arco Ionico ai tempi del COVID-19: prospettive per le braccianti straniere comunitarie". 

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La necessità di approfondire l’impiego delle braccianti agricole straniere in un’ottica di sistema locale ha spinto il CREA Politiche e Bioeconomia a stringere collaborazioni con organizzazioni che si occupano di diritti umani, come ActionAid, che sta portando avanti il progetto BRIGHT, cofinanziato dall’Unione Europea all’interno del programma REC-RCIT-CITI-AG-2019 (Rights, Equality and Citizenship). L’obiettivo del progetto BRIGHT è quello di sperimentare l’attuazione di uno strumento di governance locale chiamato Patto di collaborazione tra Pubblico e Privato, il cui fine è intervenire sui fattori sociali di isolamento ed esposizione alla fragilità delle braccianti. Attraverso esso, Istituzioni locali e comunità degli stakeholder, possono coordinare insieme il funzionamento di politiche pubbliche, welfare di comunità e politiche di settore, anche con investimenti privati. Si è scelto di sperimentare il Patto nel territorio dell’Arco Ionico, che si estende da Taranto a Sibari (attraverso tre regioni: Puglia, Basilicata e Calabria) e che mostra caratteristiche interessanti sia in termini di produzioni agricole, di particolare rilevanza economica, sia in termini di presenza di braccianti straniere iscritte negli elenchi anagrafici dell'INPS, ma sicuramente anche per la diffusa percezione di una forte forbice tra operaie agricole registrate e operaie agricole impiegate in condizioni contrattuali di opacità. 

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