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Alla ricerca dell’olivo resiliente
La Xylella fastidiosa è un batterio che attacca gli ulivi. È stato scoperto per la prima volta in Puglia nel 2013 e da allora si è diffuso molto velocemente.

Questo batterio vive all’interno dei vasi della pianta, chiamati xilema, che trasportano acqua e sostanze nutritive. Quando il batterio si moltiplica, blocca questi vasi e impedisce all’acqua di circolare correttamente. Per questo motivo gli alberi mostrano sintomi simili alla siccità: le foglie e i rami si seccano, la chioma si deteriora e, nelle varietà più sensibili, l’albero può morire in pochi anni.
La diffusione della malattia è stata favorita dalla presenza di insetti vettori, come la sputacchina (Philaenus spumarius), e dal fatto che molte delle varietà di ulivo coltivate nel Salento, come Cellina di Nardò e Ogliarola Salentina, sono particolarmente sensibili al batterio.
Per aiutare il recupero degli uliveti pugliesi, i ricercatori del progetto NOVIXGEN hanno cercato alberi che sembravano resistere meglio alla malattia.
Attraverso osservazioni sul campo e l’uso di mappe digitali, sono stati selezionati circa 200 ulivi che presentavano pochi sintomi o sembravano sani nonostante la presenza della Xylella.
Successivamente, gli scienziati hanno studiato il DNA di queste piante utilizzando particolari marcatori genetici chiamati SSR, che permettono di riconoscere e confrontare le diverse varietà di ulivo.
I risultati hanno mostrato che molti degli alberi analizzati non appartenevano a varietà conosciute. Potrebbero quindi essere il risultato di incroci naturali oppure varietà locali mai studiate in dettaglio.
In alcuni casi è stata trovata una parentela genetica con la varietà Leccino, già nota per essere più tollerante alla Xylella rispetto ad altre cultivar. Sono state inoltre individuate relazioni con altre varietà la cui resistenza al batterio non è ancora conosciuta.
Per capire meglio l’origine e le caratteristiche di questi ulivi, i ricercatori hanno realizzato anche studi sull’albero genealogico delle piante, confrontandole con varietà di riferimento.
In conclusione, questo lavoro ha permesso di individuare nuovi genotipi di ulivo che potrebbero essere più resistenti alla Xylella. Queste piante potrebbero diventare molto importanti per creare nuovi uliveti più resilienti e aiutare la rinascita dell’olivicoltura pugliese.