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Biodiversità, fitopatie e specie aliene: quarto episodio del #podcast Agrifuturo
Il quarto episodio del #podcast AgriFuturo, promosso dal Progetto Life ADA - ADaptation in Agriculture, rappresenta un valido aiuto per conoscere i rischi da specie aliene, le fitopatie più comuni nel proprio territorio e le iniziative regionali e nazionali per contrastarle. Conoscere il nemico contro cui si combatte può aiutare gli agricoltori a mettere in campo piani di adattamento e mitigazione con un focus sui rischi più importanti a cui andiamo incontro.

La nuova puntata, dal titolo Biodiversità, fitopatie e specie aliene, snocciola agli ascoltatori due percentuali preoccupanti: solo il 17% della terra è area protetta e solo l’8% dei mari ha una qualsiasi forma di tutela. Sarebbero sufficienti solo questi numeri per comprendere quanto, fino ad oggi, abbiamo trascurato la conservazione del pianeta in cui viviamo.
Però c’è un modo per difenderci, preservare la biodiversità, che è un tema chiave per fermare il cambiamento climatico. A questo proposito -rammenta il #podcast- il 2022 si è chiuso con una buona notizia: a Montreal è stato firmato un accordo storico per la tutela della biodiversità e della natura, si chiama Global Biodiversity Framework e contiene 23 traguardi da raggiungere entro il 2050, molti dei quali dovranno essere perfezionati entro il 2030. Tanti di questi obiettivi passano dall’agricoltura.
Una delle finalità perseguite riguarda la prevenzione e il controllo delle specie potenzialmente invasive, che sono legate sia ai cambiamenti climatici che alle dinamiche del commercio mondiale. Per descriverle, riprendiamo le parole del narratore e moderatore del #podcast: “Al giorno d’oggi, navi, aerei e container trasportano con grande facilità -da un continente all’altro- persone, merci e derrate con cui, inosservati, viaggiano anche migliaia di clandestini inconsapevoli, per lo più insetti e aracnidi, ma anche pesci, crostacei, vermi e batteri. Questa diffusione incontrollata di specie invasive nel nostro continente è un frutto avvelenato della globalizzazione e rappresenta una importante minaccia alla biodiversità e un rilevante problema economico per i danni che queste specie spesso provocano all’agricoltura”.
È noto che le specie aliene sono nemiche dell’agricoltura e la principale causa di fitopatie: lo hanno capito bene i viticoltori che, dalla fine degli anni ’70, combattono una guerra contro la flavescenza dorata. In Italia le prime segnalazioni risalgono al 1978 in Lombardia; in seguito, la malattia si è diffusa in diverse altre regioni del Centro-Nord e principalmente in Piemonte, Veneto, Liguria, Friuli Venezia Giulia. In Emilia-Romagna -regione pilota del Progetto- la flavescenza dorata è presente da oltre un ventennio, ma negli ultimi anni il problema è diventato molto preoccupante. Questa recrudescenza della malattia riguarda anche le altre regioni del Nord Italia e sembra causata da diversi fattori, tra i quali il cambiamento climatico.
Da cosa dipende? Lo chiarisce Rocchina Tiso del Settore fitosanitario e difesa delle produzioni della Regione Emilia-Romagna: “La flavescenza dorata non è una novità, nella nostra regione è un ventennio che abbiamo a che fare con questa malattia. Il problema è emerso, in modo molto consistente, negli ultimi anni con una recrudescenza le cui cause sono ipotetiche e probabilmente riconducibili a più fattori. Questa recrudescenza non riguarda soltanto l’Emilia-Romagna, ma tutte le regioni del Nord, tant’è che abbiamo istituito un tavolo tecnico interregionale; poi la problematica è stata presa in considerazione anche a livello nazionale per cercare di adottare delle strategie comuni. Concause: una percezione collettiva un po’ diminuita del rischio della malattia, proprio perché -soprattutto in alcuni ambienti- la malattia era stata tenuta sotto controllo molto bene; questo forse ha portato anche ad una diminuzione delle misure di contrasto. Misure che sono dettate, dal 2000, da un decreto di lotta obbligatoria, sia per l’estirpo delle piante malate che per la lotta contro il vettore, quindi direttamente insetticidi. Nel frattempo, in questo ventennio, ci sono state anche delle trasformazioni a livello di tecniche di produzione -per esempio, abbiamo molte più aziende in biologico, che possono adottare prodotti insetticidi meno impattanti- e anche le tecniche di protezione della pianta sono diverse rispetto a un tempo, perché si usano meno prodotti e alcuni sono stati revocati. Contemporaneamente, le modifiche a livello dei cambiamenti climatici hanno portato probabilmente a mutamenti nei patogeni, negli insetti e anche nei rapporti con la pianta, quindi ci sono molte cose ancora da studiare”.
Quali sono le azioni più efficaci per combattere la malattia della vite? È ancora Rocchina Tiso a intervenire: “È una malattia epidemica, dove la contemporanea presenza del vettore -in questo caso Scaphoideus titanus- delle piante infette, che sono sorgenti di inoculo, e delle piante sane -che si possono ammalare- permette il diffondersi anche molto rapido della malattia, perché il vettore è anche molto efficiente. Quindi bisogna riconoscere subito i sintomi in campo e una delle azioni di contrasto alla malattia -concordata a livello nazionale, ma che fa parte anche di un piano strategico regionale triennale, partito quest’anno- è la sensibilizzazione dei viticoltori, attraverso una serie di incontri e l’affiancamento in campo con esperti fitosanitari. Poi ci sono altri aspetti molto importanti che riguardano la sperimentazione e la ricerca: ad esempio, tra le attività di indagini, alcune riguardano il miglioramento della qualità del materiale vivaistico, attraverso la verifica del termotrattamento delle barbatelle, ma abbiamo anche in campo una sperimentazione più avveniristica con l’utilizzo di droni e minielicottero, in collaborazione con l’Università di Bologna e di Ferrara e il Consorzio Fitosanitario di Piacenza, per mettere a punto un sistema per individuare le piante sintomatiche tra quelle asintomatiche, in un modo più preciso e veloce e senza il minimo intervento da parte dell’operatore. Per quanto riguarda ancora la sperimentazione, ci sono anche prodotti innovativi: ad esempio, endoterapia, prodotti microbiologici e la ricerca di sostanze che possano contrastare la malattia e il vettore”.
In questa battaglia è fondamentale coinvolgere gli agricoltori. L’esperta racconta che “questa opera di sensibilizzazione dei viticoltori, che già dallo scorso anno è stata intensificata, passa attraverso incontri in tutte le province: stiamo facendo incontri organizzati dalle cantine, con una partecipazione molto ampia degli agricoltori e dei viticoltori, dove si va a raccontare quello che succede rispetto ai sintomi o alle misure di contrasto; viene distribuito del materiale divulgativo che è reperibile sul sito del settore fitosanitario della Regione Emilia-Romagna”.
Cosa consiglierebbe a un agricoltore che si trova di fronte a questo problema? Rocchina Tiso raccomanda molta attenzione ai trattamenti obbligatori e alla pulizia del vigneto il prima possibile, così come viene indicato anche dalle norme regionali: "questo è molto importante perché abbiamo 52.000 ettari di vigneto, è un settore importantissimo non solo per la nostra regione, quindi va salvaguardato il più possibile”.
La flavescenza dorata della vite è presente in un territorio vasto e sta cambiando il nostro paesaggio: l’ingiallimento delle foglie, i bordi che si piegano verso il basso, le foglie infette che si sbriciolano e gli acini che si seccano sono il triste risultato della malattia.
La seconda parte del #podcast è dedicata a un’altra specie invasiva, tristemente famosa in agricoltura, la cimice asiatica. È la protagonista di un’invasione più recente ed è una gravissima minaccia per le nostre coltivazioni: piante da frutto ornamentali e orti sono tutti danneggiati da questo insettino marrone che poi si rifugia in gran numero nelle abitazioni. Per batterla, la regione Emilia-Romagna sta puntando sulla lotta biologica utilizzando un suo antagonista naturale, la Vespa samurai, un minuscolo e innocuo insettino che proviene dalle stesse zone da cui ha origine la cimice. Negli ultimi tre anni, infatti, sono state lanciate migliaia di vespine lungo i corridoi ecologici vicini alle principali aree frutticole della regione.
Una Vespa contro una cimice: perché in questa scelta? Stavolta a rispondere è Massimo Bariselli del settore fitosanitario e difesa delle produzioni della Regione Emilia-Romagna:
“L’arrivo della cimice asiatica in Emilia-Romagna e in Italia è stato un evento sconvolgente, nel senso che ha rivoluzionato l’agricoltura: c’è un momento prima dell’arrivo della cimice asiatica e c’è un momento dopo. Visto che tutti i mezzi tradizionali non funzionano, la lotta biologica è stata la scelta della regione, ma anche dell’Italia, per ritrovare un equilibrio ecologico che non c’è più. Siamo andati a prendere il competitore della cimice asiatica nelle zone di origine, in Asia: la Vespa samurai (Trissolcus japonicus), che è il principale limitatore naturale della cimice. L’abbiamo importato qua, perché l’unico modo per tenere sotto controllo questa specie è quello di ricreare un equilibrio che non c’è più. Questo riequilibrio si può ottenere soltanto cercando di limitare la popolazione di questo insetto, ricreandogli dei nemici naturali che non ha perché, quando arrivano, queste specie sono assolutamente aliene nel nostro territorio e la difficoltà è proprio quella di rimetterle all’interno di una rete ecologica che ne controlli la crescita esponenziale che ha contraddistinto gli ultimi anni. La cimice asiatica è un insetto particolare, non vive sulla coltura, è un insetto del paesaggio, si muove ovunque e quindi arriva sulle colture ma anche nelle case. Credo che sia l’unico insetto dannoso per l’agricoltura, che è conosciuto anche dalla massaia, dai semplici cittadini. Credo che la lotta biologica classica possa essere una risposta, con tempi medio-lunghi, perché ovviamente gli insetti devono diffondersi nell’ambiente, raggiungere il loro ospite e deporre le uova nelle uova di cimice. Quindi la prospettiva è di ricreare questo equilibrio in un tempo che si spera sia nell’ordine dai sei ai dieci anni”.
Se troviamo una di queste cimici in casa, cosa dobbiamo fare? L’entomologo agrario suggerisce di “raccoglierle in un contenitore di vetro con acqua saponata -perché altrimenti le cimici galleggiano- in modo che non tornino nell’ambiente e non creino danni. Anche questo è un modo efficace di ridurre la popolazione di cimici e quindi tenerla sotto controllo”.
Gli effetti della battaglia biologica cominciano ad essere visibili? Queste le considerazioni dello studioso, “dopo tre anni di lotta biologica possiamo vedere che c’è un calo di popolazione della cimice; diventa difficile correlarlo direttamente con la lotta biologica perché i fattori che possono influenzarlo sono tantissimi, di ordine climatico, paesaggistico. Però è un fatto che queste grandi proliferazioni di cimici nelle case e nell’ambiente sono in calo, io sono un’ottimista, mi sembra che siamo sulla strada giusta”.
Siamo sulla strada giusta, ma è molto difficile fare previsioni sui tempi necessari per ottenere un consistente ridimensionamento della presenza delle popolazioni di cimice asiatica. Tra gli strumenti di difesa da consigliare nell’immediato a un agricoltore, Massimo Bariselli cita i seguenti: “Quello che un agricoltore può fare è verificare di persona se ci sono delle ovature di cimice grigie, che è un segno positivo della presenza della Vespa samurai, quindi dell’efficacia della lotta biologica; e poi cercare di utilizzare tutti i vari strumenti di difesa passiva, ad esempio, le reti; cercare di monitorare con attenzione a presenza della cimice e intervenire soltanto quando l’insetto è effettivamente presente in modo da cercare di rendere sostenibile la difesa e garantire una tutela delle produzioni”.
Ascolta la quarta puntata del #podcast AgriFuturo
https://www.spreaker.com/user/17008151/life-ada-episodio-4
https://open.spotify.com/show/3JVLwJnwMEBDRVlvRgRTPN
https://podcasts.apple.com/.../agrifuturo/id1674634912...
I testi del podcast sono a cura di Lob Communication e Osservatorio Clima di ARPAE con la supervisione di UnipolSai, capofila del progetto Life Ada insieme ai partner ARPAE Emilia-Romagna, Cia–Agricoltori Italiani, CREA-Politiche e Bioeconomia, Festambiente, Legacoop Agroalimentare Nord Italia, Leithà e Regione Emilia-Romagna, DG - Agricoltura. Il podcast è realizzato con il contributo di LIFE, uno strumento finanziario dell’Unione Europea LIFE19 CCA/IT/001257.
simonetta.deleo@crea.gov.it; giuseppina.crisponi@crea.gov.it; stampa@crea.gov.it