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Pubblicato PAC Magazine n° 1 dedicato al tema del Carbon Farming

l carbon farming entra nella fase operativa: tra nuove regole europee, progetti sul campo e sfide ancora aperte.

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Copertina PAC Magazine 1

Il carbon farming, per anni discusso più nei tavoli normativi che nei campi, sta finalmente entrando in una fase concreta di attuazione. La programmazione PAC 2023–2027 e una serie di novità legislative europee e nazionali stanno accelerando il passaggio dalla teoria alla pratica.

Un quadro normativo in evoluzione

Con l’entrata in vigore del Regolamento (UE) 2024/3012, l’Unione europea ha introdotto il primo sistema comune di certificazione degli assorbimenti agricoli e forestali. In Italia, un passo decisivo è arrivato nell’ottobre 2025 con la firma delle Linee guida del Registro pubblico dei crediti di carbonio agroforestali, istituito presso il CREA dalla L. 41/2023.
Sul piano internazionale, le decisioni della COP29 sull’Articolo 6 dell’Accordo di Parigi hanno definito regole più chiare per gli scambi di unità di mitigazione tra Stati. Si tratta di passaggi distinti ma convergenti, che riconoscono all’agricoltura e alla selvicoltura un ruolo strutturale nella mitigazione climatica e attribuiscono valore economico ai servizi ecosistemici.

Il ruolo del Piano Strategico Nazionale

Il Piano Strategico Nazionale rappresenta oggi la principale leva attuativa per tradurre gli obiettivi climatici europei in interventi reali sul territorio. Ecoschemi e misure agro‑climatico‑ambientali sostengono l’adozione di pratiche capaci di generare contemporaneamente reddito e benefici ambientali.

Dai documenti ai cantieri: le esperienze sul territorio

Il nuovo numero della rivista racconta il passaggio dalla cornice normativa alle esperienze concrete: vigneti toscani che sequestrano carbonio, oliveti umbri gestiti con pratiche rigenerative, risaie della Pianura Padana impegnate nella riduzione delle emissioni di metano, sistemi agroforestali che ripristinano funzionalità in aree marginali.
Lo sguardo si estende fino al Madagascar, dove un progetto italiano sta verificando se la riforestazione possa generare assorbimenti credibili e ricadute economiche locali. Allevatori e produttori vitivinicoli stanno inoltre sperimentando nuovi approcci gestionali e percorsi di certificazione.

Una definizione ancora in evoluzione

Il carbon farming non ha una definizione univoca: cambia tra foreste, seminativi, colture arboree e zootecnia. Questa eterogeneità spiega perché le metodologie di contabilizzazione siano ancora in consolidamento. Sotto l’ombrello della PAC e del PSN, il settore affronta oggi opportunità importanti ma anche nodi tecnici, normativi ed economici che richiedono confronto e trasparenza.
I progetti che stanno aprendo la strada

  • LIFE VitiCaSe, ora nella fase di replicazione, mostra come la viticoltura possa contribuire alla mitigazione climatica con pratiche replicabili.
  • LIFE OliVER lavora alla certificazione degli assorbimenti generati dall’olivicoltura sostenibile.
  • LILAS4SOILS porta i Living Labs al centro della sperimentazione partecipata nel Mediterraneo.
  • MITIGA raccoglie dati e competenze per supportare l’attuazione della normativa nazionale e la costruzione del Registro pubblico.

Una leva, non la soluzione

Il carbon farming non sostituisce la riduzione delle emissioni, ma può generare valore economico, aumentare la resilienza dei sistemi agricoli e riconoscere il lavoro già svolto da molti agricoltori.
Perché funzioni su larga scala servono tre condizioni: metodologie solide, regole di mercato chiare e un dialogo costante tra ricerca, amministrazione e mondo agricolo.

Scarica PAC Magazine n°1 e ascolta il podcast

Per informazioni contattare:  

magazine.rrn@crea.gov.it