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Ritorna il #podcast AgriFuturo

Con l’episodio 6 “Siccità” ritorna il #podcast Agrifuturo, promosso dal Progetto Life ADA - ADaptation in Agriculture e finanziato dall’Unione Europea, per supportare concretamente il settore agricolo e rafforzare le sue capacità di resilienza ai cambiamenti climatici.

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Ritorna il #podcast AgriFuturo

Questo l’incipit della lunga puntata: A Roma non piove da tre anni, e la mancanza d'acqua stravolge regole e abitudini dei suoi cittadini. In questa descrizione minima del film “Siccità” di Paolo Virzì (Italia, 2022) c'è tutta la tragicità di una società che si adatta a sopravvivere, male, senza acqua. La pellicola presenta caratteri di realtà - come le scene in cui il Tevere è completamente in secca - ma ci parla anche del presente e del futuro e ci dice che con la siccità dobbiamo, in qualche modo, convivere: cercando, per quanto possibile, di adattarci.

Dopo avere fatto un quadro completo su che cosa sia la siccità, quali siano le tipologie principali, come si possa quantificare e valutare, il narratore propone di descrivere e comprendere gli eventi più significativi vicini nel tempo, ad esempio la siccità del 2022. Lo fa, citando il Rapporto SNPA - il Sistema Nazionale per la Prevenzione dell’Ambiente, secondo il quale il 2022 in Italia è stato l’anno meno piovoso dal 1961: il deficit di precipitazioni, rispetto alla media climatologica 1991-2020, è stato di meno 22%; nei mesi più secchi, come ottobre-gennaio, il deficit ha assunto valori molto più estremi e i periodi più piovosi, come agosto, non sono stati sufficienti a colmarli. Infatti, le prolungate condizioni di siccità durante tutto l'anno, associate alle alte temperature, hanno dimezzato la disponibilità naturale di risorsa idrica. Inoltre, l'inverno 2022 è stato caratterizzato da una copertura nevosa esigua rispetto agli ultimi decenni: a causa delle alte temperature, il manto nevoso si è fuso velocemente e precocemente nei mesi primaverili ed estivi; già a maggio la superficie innevata era paragonabile a una situazione tipica di fine giugno-luglio. Avere una indicazione della copertura nevosa e del volume di acqua stoccata nella neve in montagna è fondamentale per misurare la siccità negli ambienti montani, ma non solo: ad esempio, per il bacino del Po, che è il principale serbatoio idrico del Paese, la neve alpina costituisce, infatti, più nella metà della portata annuale.

Nella prima parte del sesto episodio, il narratore dialoga con Salvatore Luca Gentile, agronomo ricercatore all'interno del consorzio di bonifica di secondo grado per il Canale Emiliano Romagnolo CER. Il quale, alla domanda "Quali sono le misure di adattamento più efficaci a livello gestionale?", risponde così:

«I consorzi di bonifica gestiscono la rete di canali utilizzati per lo scolo delle acque e per l'irrigazione nel territorio. Nel complesso -spiega-  in Emilia-Romagna sono presenti circa 24.000 km di canali destinati alle funzioni di irrigazione e scolo delle acque, quest'ultima di sicurezza idraulica del territorio. Spesso i canali che consideriamo sono a duplice attitudine, pertanto utilizzabili sia per lo scolo che per l'irrigazione, in funzione delle necessità territoriali del momento. Considerando i canali prettamente irrigui e quelli a duplice attitudine, ci troviamo di fronte a più di 16.000 km di canali che vengono gestiti dai consorzi di bonifica e invasati per la funzione di irrigazione. Tali canali hanno complessivamente una capacità di invaso di circa 40 milioni di metri cubi di acqua, in condizioni operative di esercizio e ciò costituisce un buon volano di risorsa, non indifferente nell'eventualità in cui si verifichino condizioni di scarsità idrica. Inoltre, il fatto che la stragrande maggioranza di questi canali sono in terra non hanno un'efficienza di trasporto del 100% ovvero sono impermeabili: ciò significa che hanno dei rilasci d'acqua; pertanto, nell'attività gestionale di tali canali vi è un beneficio di ricarica anche degli acquiferi, ovvero in questo caso parliamo di falda ipodermica, in primis, che è lo strato di terreno saturo presente entro i primi 3 metri dal piano di campagna. Il ristoro degli acquiferi genera innanzitutto beneficio alle culture presenti nell’areale, in quanto se la falda è più alta, è più probabile che le colture presenti riescano a sopperire a parte dei fabbisogni, tramite apporto di falda; inoltre generano un vantaggio ambientale non di poco conto ma anche paesaggistico, in quanto permettono di sostenere la biodiversità delle specie spontanee dell'area, con tutti i vantaggi e floro-faunistici che ne derivano».

«Oltretutto - prosegue Gentile -  le falde costituiscono un accumulo stabile di risorsa che poi può essere utilizzata, tramite pompaggio, per vari utilizzi. A tale scopo influiscono anche le aree umide, le quali - mantenute opportunamente invasate - contribuiscono alla disponibilità di acqua territoriale e, anche loro, ad un lento rilascio di acqua negli acquiferi per la ricarica. Ricordiamo poi anche che tali zone sono annoverate tra le zone SIC ZPS ovvero della rete Natura 2000 e, pertanto, hanno anche un'importante valenza comunitaria per i servizi ecosistemici  che offrono».

Se guardiamo alle tecniche agronomiche, gli agricoltori hanno qualche utile strategia. Per esempio, con una buona gestione del suolo è possibile aumentare la sua capacità di trattenere l'acqua oppure si possono scegliere colture e varietà che hanno limitate esigenze irrigue. Di questi aspetti parla, nella seconda parte della puntata, Enrico Ceotto, agronomo e dirigente di ricerca presso la sede CREA-Zootecnia e Acquacoltura di San Cesario sul Panaro (Modena).

Alla domanda “Moltissimi agricoltori si sono già adattati al cambiamento climatico con la rotazione del sorgo da granella al posto del mais. Può spiegarci pro e contro?” replica:

«Nel corso dell'estate il sorgo da granella può sopportare, senza eccessivi danni, dei periodi di siccità prolungata. Non è che si tratti di una cultura che consuma meno acqua - precisa Ceotto - è una cultura in grado di andare a ottenere l'acqua da profondità del terreno che sono inaccessibili ad altre culture. Questa è la sua virtù; la seconda virtù è quella di poter superare dei periodi temporanei di siccità, “bloccando” - per così dire - il suo ciclo biologico e di riprenderlo senza danni eccessivi allorquando le precipitazioni - quindi il contenuto idrico del terreno - torna favorevole. Ma lo stesso sorgo da granella ha dei periodi di vulnerabilità che è il periodo della semina - prosegue l’esperto CREA - perché il sorgo, rispetto al mais, ha un seme piuttosto piccolo, quindi va seminato ha una profondità non superiore ai 2-3-4 centimetri: la semina è superficiale; nel caso del mais si riesce a mettere il seme un po’ più profondo, perché è una cariosside più grande».

E che cosa succede se, proprio in quel periodo, non piove? «Succede - spiega - che le semine di sorgo possono fallire: il seme germina in parte e, certe volte, in annate sfortunate - che poi non sono così rare- succede di dover addirittura riseminare le colture di sorgo. Ogni cultura ha le sue insidie e, da un anno all'altro, si possono presentare o in fase di semina o lungo il ciclo o in fase di raccolta».

Quali sono le altre colture che hanno una buona resilienza? Enrico Ceotto non ha dubbi: «Sicuramente le colture perenni e, parlando di colture base in rotazione, l'attenzione va automaticamente sull'erba medica, una leguminosa perenne: un impianto dura quattro-cinque anni; ha un apparato radicale particolarmente profondo - può arrivare a diversi metri di profondità -e quindi è in grado di tollerare dei periodi di accentuata siccità. È chiaro che, se piove, è meglio; è chiaro che, se la condizione di contenuto idrico del terreno è favorevole, produce molto di più: però un medicaio nelle nostre condizioni di terreni profondi è in grado di superare, senza eccessivi danni, dei periodi prolungati di siccità; e anche i medicai sono molto diffusi sul nostro territorio, oltre che per il fatto che il fieno di erba medica è quotato abbastanza bene sul mercato ed è uno degli alimenti principe per le bovine da latte, che producono latte per la produzione del Parmigiano Reggiano».

L'erba medica ha bisogno di una rotazione con i cereali: qual è la scelta migliore per prevenire la siccità? «La cosa normale, dopo un prato di erba medica, fare 1-2 anni cereale autunno-vernino. Per prevenire la siccità, può essere meglio coltivare l'orzo anziché il frumento, perché l'orzo conclude il suo ciclo biologico un paio di settimane prima e quindi riesce a sfuggire alla siccità, qualora questa si verifichi nel periodo tra la seconda metà di maggio e i primi di giugno. L'orzo è più adatto a affrontare una siccità che avvenga in quel periodo».

Ma c'è un'altra vulnerabilità segnalata dal dirigente di ricerca CREA: «I periodi di siccità possono arrivare in maniera imprevedibile da un anno all'altro anche nel periodo autunnale-invernale. Ecco che in questo caso  può essere utile una non lavorazione: se, anziché fare delle arature o delle lavorazioni che sminuzzano il terreno, vengono fatte delle semine su sodo, in questo caso c'è una migliore possibilità di mantenere l'umidità del terreno e quindi favorire le semine, qualora il periodo di siccità intervenga in autunno. Se io faccio una semina su sodo sulle stoppie della cultura precedente, il terreno conserva molto meglio l’umidità e i semi nasceranno molto meglio, rispetto alla situazione in cui ho arato il terreno in piena estate, l’ho lavorato diverse volte, e quindi l'ho esposto a un'accentuata evaporazione, con la speranza quasi scontata che tanto poi le piogge avrebbero sistemato tutto, aiutato a strutturare il terreno e aiutato le culture a nascere nel periodo successivo».

Per quanto riguarda la gestione del suolo, l’agronomo enumera strategie utili: «Questa strategia della ridotta lavorazione o non lavorazione nei nostri terreni, soprattutto i terreni argillosi e profondi, dopo qualche anno necessita di essere interrotta. Come soluzione temporanea è utile, non solo per evitare eccessive perdite di acqua per evaporazione, ma è utile anche per risparmiare energia e emissioni di CO2. In questi terreni profondi, se per qualche anno interrompo le lavorazioni, purtroppo tende a formarsi uno strato argilloso impermeabile, che ostacola l'approfondimento delle radici, e quindi può essere utile fare delle lavorazioni a una certa profondità magari non l’aratura ma una discissura profonda che fa sì che gli apparati radicali delle colture possano effettivamente approfondirsi: è esperienza comune che, dopo diversi anni di non lavorazione sui terreni molto argillosi - abbiamo in pianura padana anche dei terreni che per raggiungono un 30-40% di contenuto di argilla- se si continua a non lavorarli, a un certo punto si creano degli strati impermeabili».

Lo speaker di questo ricco episodio passa infine all'intelligenza artificiale e tecniche come la coltivazione idroponica, chiedendo all'ospite CREA come possano essere di aiuto.

«Quando parliamo di colture idroponiche, ci spostiamo in un altro ambito: da quella che è l'agricoltura di pieno campo prevalente a delle coltivazioni protette. Se agisco in ambiti di agricoltura protetta e sotto serra, posso fare qualunque cosa: posso dare la luminosità giusta per produrre degli ortaggi anche fuori stagione, posso coltivare in idroponica, però si tratta di coltivazioni specializzate che non si possono proporre come soluzione da diffondere in maniera ampia sulle superfici coltivate dalla nostra regione. Aumentano di molto i costi, aumenta di molto la specializzazione, ma si tratta di attività di nicchia rispetto a quella che è l'agricoltura regionale e nazionale. Può essere una soluzione a livello imprenditoriale, che richiede delle scelte particolari: un agricoltore può decidere di operare sotto serra, lì la cosa importante è avere soprattutto dei prodotti da offrire freschi al mercato, in periodi in cui sono poco disponibili. Se io riesco a portare le fragole al mercato una settimana prima, riesco a spuntare dei redditi molto elevati. Però diventa un'agricoltura di tipo quasi industriale: c'è una parte di gestione della serra  e c'è una parte di contatti diretti con i mercati generali, che spesso sono diversi nuclei familiari: c'è qualcuno che si occupa della coltivazione, qualcuno che si occupa di collocare il prodotto sul mercato in tempi brevi. Andiamo verso un tipo di agricoltura specializzata e andiamo soprattutto nel campo degli ortaggi o comunque delle colture che garantiscono redditi più elevati, ma c'è bisogno anche e soprattutto di colture che producono delle calorie per l'alimentazione umana e che sicuramente non arrivano dagli ortaggi, ma devono arrivare soprattutto dei cereali. Anche da un punto di vista strategico, le coltivazioni ai cereali costituiscono da secoli la base dell'alimentazione umana e quindi non possiamo né dobbiamo considerarli secondari».

Allora quale agricoltura avremo? L'unica possibile in futuro dovrà essere diversa e resiliente. La buona notizia è che ci sono strategie utili a raggiungere l'obiettivo. Il progetto life ADA fa proprio questo: mette a disposizione Ada tool, uno strumento per fornire informazioni sull'andamento climatico presente e futuro, per aiutare i produttori e agricoltori a mettere in campo piani di adattamento con un focus sui rischi più significativi per l'agricoltura.

Ascolta la sesta puntata del #podcast Agrifuturo

https://www.spreaker.com/episode/siccita--58671057

https://open.spotify.com/episode/7nMLbK85mxAYGtEPyORzvm

https://podcasts.apple.com/.../siccit%C3%A0/id1674634912...

I testi del podcast sono a cura di Lob Communication e Osservatorio Clima di ARPAE con la supervisione di UnipolSai, capofila del progetto Life Ada insieme ai partner ARPAE Emilia-Romagna, Cia–Agricoltori Italiani, CREA-Politiche e Bioeconomia, Festambiente, Legacoop Agroalimentare Nord Italia, Leithà e Regione Emilia-Romagna, DG - Agricoltura. Il podcast è realizzato con il contributo di LIFE, uno strumento finanziario dell’Unione Europea LIFE19 CCA/IT/001257.