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Clima e impatto sull’agricoltura: il terzo episodio del #podcast Agrifuturo

Dopo aver introdotto il tema del riscaldamento globale nel primo episodio e aver mostrato come proiezioni climatiche e modelli siano in grado di simulare la risposta del sistema climatico rispetto a vari scenari di emissioni di gas serra nel secondo, il #podcast Agrifuturo propone ora una puntata incentrata su “Clima e impatto sull’agricoltura”.

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Clima e impatto sull’agricoltura: il terzo episodio del #podcast Agrifuturo

Il terzo episodio del #podcast promosso dal Progetto Life ADA - ADaptation in Agriculture ci riporta all’estate 2022, ricordata come una stagione molto calda e molto lunga, iniziata presto e finita tardi. In questo caso, la percezione non inganna la mente: gli scienziati del programma europeo Copernicus che monitora il clima confermano che l’estate 2022 in Europa è stata la più lunga e la più calda dal 1950, con ondate di caldo anomalo e afa iniziate già a fine maggio.

Sono queste le anomalie climatiche, eccezioni sempre più frequenti: il 2022 è stato il quinto anno più caldo a livello globale e il secondo anno più caldo, per l’Europa, dal 1959. La temperatura media della terra è stata di 1,2° superiore a quella dell’era preindustriale. Non è un caso isolato: gli ultimi otto anni sono stati i più caldi mai registrati in tutto il mondo.

Limitare, per quanto possibile, questa tendenza non sarà facile, serviranno anni, servirà l’impegno di tutti.

Per l’agricoltura, l’estate 2022 è un caso paradigmatico dell’impatto del cambiamento climatico su produttività ed efficienza delle filiere agroalimentari. L’intenso aumento delle temperature estive, combinato a periodi di siccità prolungata, ha diminuito la disponibilità di acqua per le colture. Meno piogge e temperature più alte che accrescono il fabbisogno idrico mettono in crisi il processo di fotosintesi clorofilliana e questo vuol dire minori produzioni e danni fisiologici a frutti e foglie.

Cosa succede quando si interrompe il processo di fotosintesi clorofilliana? Lo illustra Giulia Villani, agrometeorologa dell’Osservatorio Clima di Arpae Emilia-Romagna: “La fotosintesi clorofilliana è un processo fondamentale per le piante, che permette loro di organicare il carbonio. Organicare il carbonio significa utilizzare l’anidride carbonica in atmosfera e l’acqua, mediante l’energia che proviene dal sole, per produrre ossigeno e zuccheri, molecole organiche -da cui organicare- che sono necessarie per la crescita. E già qui possiamo capire qual è il fondamentale ruolo dell’acqua all’interno della fotosintesi: il processo ha luogo nella foglia, che è dotata di particolari cellule specializzate -chiamate stomi- che si trovano solitamente nella pagina inferiore delle foglie. Gli stomi sono paragonabili a delle bocche, nelle quali avvengono gli scambi gassosi che dicevo prima. Un altro passaggio fondamentale, parallelo alla fotosintesi, è la traspirazione, un incessante trasporto di acqua ricca di nutrienti dalle radici agli stomi, quindi all’apparato fogliare, che si basa su un meccanismo fisico, ovvero la capillarità, ed è necessaria perché possa avvenire la fotosintesi -proprio perché l’acqua e i nutrienti sono i protagonisti di questo processo. E qui arriviamo al punto: se l’acqua nel suolo è poca, ad esempio, a causa di scarse piogge, la pianta risponde con un blocco della traspirazione per ridurre o fermare il flusso d’acqua. È un meccanismo di difesa e, per fare questo, la pianta chiude gli stomi e di conseguenza la fotosintesi viene bloccata. Questo discorso può essere fatto per le alte temperature: cioè, le piante rispondono a temperature troppo alte -che causerebbero un’eccessiva traspirazione- con la chiusura degli stomi che limita la fotosintesi; di conseguenza, se trasponiamo questo discorso su colture agrarie, ovviamente limita anche la crescita delle colture e la produzione”.

Le analisi di Arpae in una regione pilota del Progetto, l’Emilia-Romagna, dimostrano che le colture più sensibili sono quelle primaverili ed estive, come il mais e la soia, e le frutticole a ciclo più lungo, come pere, mele e kiwi.

Giulia Villani spiega quali sono gli impatti e fornisce esempi di soluzioni: “Tutte quelle piante che hanno un ciclo che corrisponde ai momenti in cui c’è scarsità idrica avranno dei problemi; oltre alla siccità, un altro problema fisiologico delle temperature è che ci sono delle colture -come, ad esempio, il mais- che, oltre una certa temperatura, sviluppa le micotossine: sostanze tossiche che rendono non possibile l’utilizzo di questa cultura per l’alimentazione umana e animale. Pertanto, succede che l’unico utilizzo del mais con micotossine sia quello come biomassa e, quindi, questo significa che tutto lo sforzo fatto dagli agricoltori per portare a fine ciclo una coltura come il mais, che è molto idroesigente, viene vanificato perché deve essere utilizzato come biocombustibile. Una delle soluzioni può essere quella di utilizzare delle cultivar di mais precoci, che possono essere raccolte prima dei periodi più estremi, dal punto di vista delle temperature”.

Viene fornito l’esempio degli impatti del cambiamento climatico sulla coltivazione delle pere in Emilia-Romagna, dove si concentra il 70% della produzione nazionale. Negli ultimi quarant’anni diverse fitopatie, la diminuzione della disponibilità di acqua e l’aumento delle gelate tardive hanno portato a una diminuzione di migliaia di ettari produttivi.

Estati come quella del 2022 mettono sicuramente a dura prova l’agricoltura. Ma d’inverno cosa succede? Le temperature anomale arrivano anche nella stagione fredda: troppo caldo, troppo freddo con gelate tardive e, spesso, la dannosa combinazione di entrambe le cose, come è avvenuto di frequente negli ultimi anni.

Temperature troppo calde possono influenzare il processo di schiusura delle gemme e fioritura delle piante in due modi: o anticipando il processo stesso oppure compromettendolo. Il caso di anticipo, in particolare, si rivela estremamente problematico se è associato a episodi di gelate tardive. Questi ritorni di freddo primaverili sono particolarmente dannosi proprio per le piante arboree fiorite in anticipo, a causa delle alte temperature invernali; le piante che si trovano a uno stadio di sviluppo così avanzato, infatti, sono molto vulnerabili al gelo, che ne danneggia gravemente i fiori comportando un calo vertiginoso delle produzioni. Il ricordo qui va alla primavera del 2021 con danni diretti dovuti alle gelate tardive che, solo in Emilia-Romagna, sono stati di oltre 400 milioni di euro, ai quali se ne sommano altrettanti indotti su tutta la filiera produttiva.

Cosa ci dobbiamo aspettare nel 2023? Giulia Villani ipotizza uno scenario: “Nel 2022 non ci sono stati particolari episodi di gelate tardive; è stato un anno di record climatici tanto che, dall’inizio delle misurazioni per l’Emilia Romagna, è stato il quinto più siccitoso. Il trend di precipitazioni, anche per la fine 2022-inizio 2023 è in decrescita, quindi ci prepariamo ad affrontare una primavera e un’estate che probabilmente potrebbero essere estreme, perché si portano dietro anche quella mancanza di precipitazioni dell’inverno-autunno 2022”.

Come possiamo difenderci? L’esperta rassicura sul fatto che sia possibile affrontare queste avversità climatiche e che, a tale fine, la tecnologia ci venga incontro: “Ad esempio, per le gelate tardive, ci sono impianti di irrigazione sottochioma, che possono essere attivati nel momento critico e che riescono a proteggere le piante da danni da gelo; affiancati a questo, ci sono anche dei servizi dedicati agli agricoltori che forniscono gli avvisi per avvertire quando è previsto l’episodio di gelata tardiva. Arpae produce da marzo ad aprile un servizio operativo di questo genere. Per quello che riguarda la siccità, una delle azioni di adattamento che possono essere adottate è anche quella di optare per colture meno idroesigenti oppure utilizzare impianti microirrigui, che razionalizzano l’utilizzo dell’acqua; infine, una delle strategie che può essere utilizzata è avere dei piccoli laghetti di stoccaggio dell’acqua per essere preparati e avere la risorsa idrica da impiegare nei momenti di crisi”.

Le temperature estreme, alte o basse, provocano alle piante danni diretti; danni indiretti invece possono essere causati da patogeni che talvolta vengono da lontano. Il #podcast lo ribadisce: il riscaldamento del pianeta ha modificato le caratteristiche biologiche di alcune specie locali, rendendole più aggressive e aumentando il rischio di danni alla raccolta. Inoltre, l’aumento delle temperature ha favorito la sopravvivenza e lo sviluppo di specie di origine tropicale trasportate nel nostro continente insieme a merci e derrate, soprattutto insetti infestanti. Queste specie si sono insediate nel nostro territorio e si espandono sempre più a nord verso la Pianura Padana.

Conoscere l’andamento delle temperature e delle piogge e la loro evoluzione, nel breve e nel più lontano futuro, è fondamentale per compiere azioni di adattamento che prevengano danni irreparabili e perdita di terreno coltivabile. Ecco perché è importante avere informazioni e dati accurati: gli impatti osservati e attesi per il prossimo futuro saranno più intensi, soprattutto in estate, prepariamoci.

Il Progetto Life ADA - ADaptation in Agriculture fa proprio questo: mette a disposizione ADA TOOL, una web app per fornire informazioni sull’andamento climatico presente e futuro, per aiutare i produttori e agricoltori a mettere in campo piani di adattamento per aziende agricole e filiere, con un focus sui rischi più significativi per l’agricoltura.  

 

Ascolta la terza puntata del #podcast AgriFuturo

https://www.spreaker.com/user/17008151/life-ada-episodio-3

https://open.spotify.com/episode/2DqTDN6XoO6qkjOI4p6qLB

https://podcasts.apple.com/.../clima-e.../id1674634912...

 

I testi del podcast sono a cura di Lob Communication e Osservatorio Clima di ARPAE con la supervisione di UnipolSai, capofila del progetto Life Ada insieme ai partner ARPAE Emilia-Romagna, Cia–Agricoltori Italiani, CREA-Politiche e Bioeconomia, Festambiente, Legacoop Agroalimentare Nord Italia, Leithà e Regione Emilia-Romagna, DG - Agricoltura. Il podcast è realizzato con il contributo di LIFE, uno strumento finanziario dell’Unione Europea LIFE19 CCA/IT/001257.